Ma cos’è la mafia? Cos’è l’antimafia?

Racconto di sette giorni e di quattordici definizioni.

Lunedì.
La prima cosa che ti colpisce, in Calabria, è il profumo. Tutto odora di menta, di sole e di libertà. Non c’è nulla che abbia un confine definito, non il paesaggio che passa dai boschi ai prati al mare senza un progetto riconoscibile, non gli orari, tanto che il ritardo al primo appuntamento con il nostro responsabile di E!state Liberi! passa pressoché inosservato.
I ragazzi di Polistena ci portano nella scuola che ci ospiterà in questa settimana, poi ci accompagnano all’incontro di presentazione tenuto da Antonio Napoli, il nostro referente. Antonio ci parla al primo piano di un grande palazzo al centro della cittadina, un tempo polo centrale delle attività mafiose ed ora, dopo il sequestro e la confisca, affidato alle attività di Libera. Ci spiega cosa faremo, cos’è l’antimafia a Polistena, chi ricorderemo nelle attività.
La sera, Michela, Samuele e gli altri giovani polistinesi ci dicono cos’è per loro l’antimafia; lo fanno snocciolando cifre, date, ricordi. Non con la caparbietà di chi vuol fare il maestrino, ma con l’entusiasmo e il coraggio di chi crede che se ognuno fa la sua parte le cose cambiano. Con fatica. Lentamente. Ma cambiano.
La mafia è il silenzio impaurito. L’antimafia è l’informazione libera.

Martedì.
La mattina è dedicata al primo lavoro tra i campi della cooperativa Valle del Marro, il pomeriggio a una marcia silenziosa insieme ai bambini dell’Estate ragazzi nel ricordo di Paolo Borsellino.
Ogni tanto sentiamo un motorino che arriva, rompe il silenzio, guarda e se ne va. Sappiamo chi è il pilota, appartenente ad una delle due famiglie mafiose di stanza a Polistena, ma non ci fa paura. Dalle finestre, qualcuno saluta, felice. Michela commenta “E’ la prima volta che qualcuno ci sorride”. rispondiamo al saluto. Se siamo uniti nulla può spaventarci.
La mafia è il tono di voce alto, l’imposizione prepotente. L’antimafia è il silenzio grato.

Mercoledì.
Al mattino torniamo al capannone della cooperativa. C’è chi si occupa delle melanzane, altri vanno nei campi e si occupano di togliere le erbacce.
È una metafora comune, nell’antimafia, dire che la mafia è una pianta infestante, ma nulla te lo fa capire come quattro ore nella terra a tentare di aver ragione di parassiti del peperoncino. Il peperoncino è una piantina alta qualche decina di centimetri, con radici poco profonde e deboli; vicino, aggrappate al fusto, intrecciate alle radici, crescono le erbacce. Toglierle senza estirpare anche il peperoncino costa fatica, pazienza e una buona dose di attenzione; dopo due ore passate a fare questo lavoro ti guardi indietro e vedi cinque metri di filare diserbato e venticinque ancora infestato. A quel punto ti prende lo sconforto e pensi “ma chi me lo fa fare?!”. La piantina di peperoncino che occhieggia alla tua sinistra, libera da qualsiasi pianta infestante, sembra offrirti sorridente una risposta.
La stessa risposta che al pomeriggio ti dà l’incontro col responsabile della cooperativa, nel resoconto grato di quello che si è raccolto negli anni.
La mafia è una pianta infestante. L’antimafia è la fatica ricompensata.

Giovedì.
Giovedì è l’ultima mattina di lavoro. Ormai le melanzane e le erbacce non hanno più segreti per noi, seduti intorno a un tavolo o chini nei campi. Marina, una signora che lavora in cooperativa, passa sorridente tra le casse di melanzane, ringraziandoci per il lavoro. Noi alziamo un attimo la testa dall’indefessa pelatura e rispondiamo al sorriso, pensando però che il grazie se lo meritano loro. Non è un lavoro da niente riconvertire quattordici ettari di campo, che tra il sequestro e la confisca è andato in malora, per iniziare la coltivazione di melanzane e peperoncini, ma loro lo fanno, con entusiasmo, forza e pazienza.
Al pomeriggio ci è concesso di recuperare le forze per la sera, dove ci aspetta un cineforum sul tema dell’ergastolo. Finito il film, c’è tempo per un piccolo dibattito, poi Antonio ci spedisce tutti a letto: domani sveglia presto, alla volta di S. Luca…
La mafia è la logica del tutto-subito. L’antimafia è la pazienza.

Venerdì.
È la giornata di un’altra marcia, in uno degli angoli più belli dell’Aspromonte, Pietra Cappa. Un percorso di un paio d’ore nel silenzio del bosco, spezzato soltanto dal rumore dei nostri piedi e dalle chiacchiere. Ogni mezz’ora, ci si ferma e ci si riunisce intorno a un testimone che ha una storia da raccontare, una vittima da farci conoscere. Peppe Tizian, Gianluca Congiusta, Celestino Fava, Rocco Gatto, Lollò Cartisano. Nomi che magari ti è capitato di sentire, nomi di martiri della violenza mafiosa.
Ti guardi intorno, spaesato. Violenza, qui? Come fai a parlare di violenza in una terra stupenda, in un angolo di paradiso? Già altrove è inconcepibile, ma come fai solo a pensare di uccidere un innocente qui?
Eppure è successo. Presi per errore o aspettati fuori di casa. Per ciascuno di loro, una famiglia mutilata. Il papà di Gianluca afferma con rabbia che non gli basta la comprensiva pacca sulla spalla se dopo qualche giorno è lasciato solo ad affrontare un nebuloso “poi”.
Capisci cosa bisogna fare dalle parole di Daniela, la figlia di Lollò Cartisano, fotografo sequestrato, ucciso e nascosto proprio lì, a Pietra Cappa. “Non credete che sia successo a noi. È successo ai calabresi. Agli italiani. È successo a tutti”.
La lotta alla violenza mafiosa non è una questione privata; ce lo ricorda anche don Luigi Ciotti, che ci raggiunge per un momento di preghiera accanto alla croce che ricorda Lollò.
La sera accorriamo alla presentazione di un fumetto sulla storia di Lollò Cartisano. Verba manent, dicevano i latini. Noi non dimentichiamo.
La mafia è la violenza e l’oblio. L’antimafia è il pubblico coraggio.

Sabato.
Nella giornata di sabato ci aspetta un giro per le attività di San Giorgio Morgeto, paesino sopra Polistena.
Aldo, il cestaio, Simone, il vetraio. Il commercio equo, la distilleria. Sono tutte attività che non pagano il pizzo, che portano avanti lavori della tradizione, che sfidano la logica del guadagno stellare per preferire l’onestà e il rispetto delle persone e dell’ambiente.
Alla sera ci aspetta il concerto Ondarossa, altre storie, sorrisi, risate e compagnia.
La mafia è il luccichio di soldi e successo. L’antimafia è il bagliore di un sorriso onesto.

Domenica.
Domenica è la giornata dedicata al mare e al riposo. Qualche nuvola ci fa da ombrellone, il vento agita quella spettacolare distesa cobalto che è lo Ionio e il cielo azzurro fa da cornice alla chiusura di sipario di questa settimana.
La sera, dopo la pizzata conclusiva, mentre si preparano le valigie, si sente qualche sospiro e ci si scambia qualche smorfia abbacchiata. Nessuno ha molta voglia di tornare a casa, dopo questa magnifica settimana in una terra di splendido coraggio.
Si salutano gli amici, ci si promette di incontrarsi ancora.
Ma soprattutto, si chiude in un angolo del nostro cuore l’esperienza di un’estate diversa. La speranza che tutto può cambiare. L’impegno di chi non dimentica.
La mafia è la discordia e il disinteresse. L’antimafia è l’unità.

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