La forza gentile per cambiare Milano

Avete presente il momento in cui trattenete il fiato per una cosa ancora incerta e che tuttavia siete sicuri avverrà?
Ecco, sono due settimane che mi sento così, in attesa del ballottaggio Moratti-Pisapia.

La mia storia con Milano comincia tre anni fa, da insicura matricola. Da buona paesanotta detestavo quella grande città, piena di smog, affollata e trafficata; mi sentivo un pesce fuori d’acqua e certo la giunta allora al potere non mi aiutava a sentirmi più a casa.
Poi ho cominciato a frequentare i corsi e a conoscere i miei compagni e Milano non mi sembrava più tanto brutta; certo, ero ben contenta di non abitarci e continuavo a rifiutarmi di vedere le sue piccole grandi bellezze.
Dopo qualche tempo ho conosciuto tanti compagni che abitavano a Milano; ci ho fatto amicizia e ho iniziato a tenere molto a loro. Per osmosi, ho iniziato anche a guardare la città con occhi diversi. Ho imparato ad apprezzarne i molti doni, nascosti o meno. Ho iniziato a volerle bene.
Finalmente, ecco il 2011, ecco le nuove amministrative. Una solidarietà attribuita praticamente in automatico al candidato del centro-sinistra, senza sperarci tanto.

Ad un certo punto iniziano a chiedermi di condividere link pro-Pisapia; sì, lo faccio, d’accordo, ma non è che io c’entri tanto, eh.
Poi inizio a condividere link senza che nessuno me lo chieda.
Piano piano, l’entusiasmo di una nuova possibile Milano mi contagia.
Aumenta esponenzialmente per il ballottaggio, speranza ragionevole ma non con quel risultato.

La smetto di aspettare che facciano tutto gli altri, per quella città in cui non abito ma in cui vivo gran parte del mio tempo.
Prendo parte ad attività della campagna elettorale, inizio ad avvicinare sconosciuti milanesi carica di volantini, nastri arancioni e il sorriso di chi sente che il vento sta cambiando.

Come dice il buon Seneca, non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
Ma noi lo sappiamo.

Noi, che piuttosto che la Moratti che ha passato anni a violentare la città, anche un cocker.
Noi, che non ci siamo preoccupati che il nostro candidato fosse più o meno moderato, ma che fosse onesto, credibile, coerente, fiducioso. E lo è.
Noi, che abbiamo detto no alla politica delle bugie, al regime del terrore, alla campagna dell’intolleranza.
Noi, che non abitiamo a Milano ma abbiamo imparato a sentirla nostra, come figli di adozione.
Noi, che predichiamo che la città non sono numeri, cifre, grafici e tabelle, ma nomi. I nomi di chi ci crede. Pier, Silvia, Angelo, Danilo, Caterina, Agostino, Valentina, Iacopo, Andrea, Carlotta…

Noi, gente che spera.
In bocca al lupo, Giuliano.

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