Su ali d’Aquila

«Ero forestiero e mi avete accolto»

 

Non ero straniera solo perché venivo da lontano, o perché non sapevo cosa voleva dire vivere in una zona sismica. Ero straniera perché non sapevo cosa avrei trovato e non sapendolo, come per difesa, mi ero preparata al peggio.

Che non è mai arrivato.

 

Ero forestiera e mi avete accolto. Tutte le volte che, insieme agli altri volontari del campo Caritas, vi aspettavo, sorridendo, nel tendone trasformato in piazza, in quei paesi in cui non c’erano più luoghi d’incontro, ma solo case su case, non sono stata io a venirvi incontro. Siete stati voi a darmi il benvenuto.

Voi, abitanti di Paganica, Bazzano, Camarda, Assergi, Pesco Maggiore, Ocre, Onna, Monticchio, Tempera, nomi che giorno dopo giorno ci suonavano sempre più familiari, non siete rimasti da parte.

Mi avete accettato, vi siete rivolti a me come ci si rivolge all’amico di sempre, mi avete fatto entrare nelle vostre case, mi avete offerto un caffè, mi avete affidato i vostri bambini. Mi avete mostrato la volontà di ricominciare, il vostro desiderio di tornare a una vita normale, come prima, dov’era prima, con gli stessi amici, la stessa famiglia, gli stessi sogni.

Voi, responsabili Caritas, mi avete accompagnato, con pazienza e fiducia, tra le case e le persone distrutte, mi avete fatto notare dove c’era bisogno, mi avete insegnato come portare aiuto, mi avete ascoltato quando non capivo, mi avete sorriso quando mi avete visto stanca, mi avete fatto sentire preziosa tra quella gente che aspettava una mano, un gesto di solidarietà, un consiglio, un momento di ascolto.

 

Ma soprattutto voi, aquilani senza più una casa, spostati chilometri lontano tra persone che non conoscevate, arrabbiati, smarriti, comprensibilmente irritati dalla situazione, chiusi a riccio in quei complessi abitativi senza negozi vicino, senza più la chiesa dietro l’angolo, senza più il bar sotto casa, senza più l’amico da andare a trovare 200 metri più in là.

Voi mi avete accolto.

Se accogliere significa far entrare uno straniero nella vita di una comunità, se accogliere vuol dire eliminare le distanze, le differenze, le incomprensioni, voi mi avete accolto.

A casa non capivo, non sapevo. Ascoltando i Tg e leggendo i giornali mi immaginavo una situazione difficile soprattutto dal punto di vista materiale. Invece no, ora ho capito. La difficoltà è nel ritrovarsi, nell’aprirsi ai nuovi vicini, anche se sei lontano da dove abitavi prima, anche se non conosci nessuno nella zona. La difficoltà è sentirsi di nuovo a casa.

 

Cosa aggiungere, di questa meravigliosa settimana passata in Abruzzo? Solo che non volevo più tornare a casa e che, appena tornata, sono andata dalla responsabile milanese a chiedere di poter tornare ancora.

Là dove c’è bisogno di avere un posto da chiamare casa il lavoro da fare è enorme. Ma forse coccolare i bimbi, sorridere agli anziani, ballare, giocare, ridere, scherzare insieme crea comunità. Anche per poco, anche solo per un minuto, fa dimenticare di essere etichettati come terremotati e fa sentire di nuovo forti, vivi, sereni.

 

Pensavo dovessi andare ad aiutare, a donare il mio tempo, invece sono stati loro, gli aquilani, i miei aquilani, a donarmi tanto. A settembre tornerò a Paganica, tornerò a casa. Tornerò da chi mi accolto, e ora mi manca, come un amico e un fratello.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...