Raccontatelo ai vostri figli

Questa mattina, a lezione, il nostro professore ci ha raccontato una cosa, che voglio raccontare anche a voi. Molto probabilmente, figli di una società che nasconde piuttosto che insegnare, a molti di voi suonerà del tutto nuova, così come nuova è suonata a me la prima volta che l’ho sentita.

Alla pausa, ho chiamato il prof e gli ho detto “Adri, questo mi ricorda molto un giorno di quand’ero in quarta ginnasio. Avevo visto la sera prima I cento passi, così ho fermato il mio professore di greco e latino prima dell’inizio della lezione e gli ho chiesto “Ne posso parlare ai miei compagni?” Lui mi ha risposto “Perché credi che serva?” “Sì” “Allora puoi”. Ho raccontato ai miei amici di Peppino Impastato: come mi aspettavo, nessuno di loro lo conosceva”.

Qualche tempo fa, la mia cara compagna Lisa, riferendosi a Peppino, ha scritto sul suo blog: “era quarta ginnasio e una mia compagna (Cara Compagna aGNe) ci parlò di lui.  Non capii molto. Perchè il sistema allora era la mia dimora. Perché credevo e non capivo, ma andava bene così. Lo capisco adesso cosa vuol dire opporsi ad una istituzione come la mafia…”

 

Lo capisco adesso

 

Credi che serva? Allora puoi

 

Correva l’anno 1907. la dirigenza era a Milano, il comitato redattore a Bologna. Era nata la rivista Scienza, diretta dal matematico e filosofo della scienza Federigo Enriques e dall’ingegnere e psicologo Eugenio Rignano. La rivista è internazionale, si può scrivere in tutte le lingue ma è gradito l’italiano, in un’epoca in cui a scienza parlava inglese.

Scientia ha un obiettivo ben preciso: la trasversalità. Non dovranno più esistere divisioni tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra filosofia, storia e letteratura e fisica, matematica e chimica. Chiunque potrà scrivere di tutto.

Non servono tante parole per definire la coraggiosa impresa e la magnificenza di questa neonata rivista. Basta dare un’occhiata agli ospiti del comitato di redazione: tra i matematici, Vito Volterra, Giuseppe Peano e Giovanni Vailati; tra i fisici, Edoardo Amaldi, Enrico Fermi, Enrico Persico, Ludovico Geymonat; tra gli stranieri, Ernst Mach, Bertrand Russel, Sigmund Freud, Jules Henri Poincaré, Albert Einstein e Werner Karl Heisenberg; tra i fondatori del Circolo di Vienna, Rudolf Carnap e Otto Neurath.

Apperò, direte voi (lo direte, lo direte: pensate cosa possono voler dire cotante menti –e non le ho citate tutte- riunite intorno allo stesso tavolo, e lo direte). E dov’è il problema?

Il problema arriva baldanzoso sotto le illustri vesti di due grandi intellettuali del Novecento italiano, Benedetto Croce e Giovanni Gentile.

I due, eccellenti esempi di fenomeni di distruzione di massa, alla notizia che Federigo Enriques avrebbe gestito il congresso della Società filosofica italiana, macchiandolo con la presenza di “estranei”, fisici e matematici, ORRORE!, reagirono isolando Enriques dall’università e dal panorama intellettuale italiano. Croce commentò così la direzione del congresso da parte di Enriques “Il volonteroso professor Enriques si diletta, senza troppi risultati, di filosofia”. Detto il parole povere: cosa vuoi venire tu ad insegnare a noi, che ti permetti anche di mescolare l’ALTA filosofia con quelle schifezze di fisica e matematica.

Ovviamente non bastano i due: il ventennio fascista è alle porte e in breve tempo spazza via i nostri più grandi fisici e studiosi, tra cui Enriques nel 1938.

La rivista Scientia continua la sua parabola fino al 1988, quando morì nell’indifferenza generale, con un deficit di 200 milioni di lire: l’ammontare dei premi dei telequiz.

Capite bene come non è stata una questione di soldi, ma di chiusura culturale.

Ancora oggi le scuole superiori, almeno la maggior parte, si guardano bene dal raccontare questa storia e quando gli studenti dei licei classico e scientifico si guardano ringhiando nessuno gli fa capire dove sbagliano.

 

Io ho avuto la fortuna di incontrare due professori che mi hanno raccontato questa storia e mi hanno affidato il compito di portare avanti il sogno di Scientia.

Io ve l’ho raccontata perché credo che serva a farvi capire come bisognerebbe pensare a ciò che è bene per gli altri prima che per noi, perché credo che voi che mi leggete di solito abbiate la sensibilità adatta a capire il problema e l’importanza di risolverlo, perchè voglio regalarvi una storia che vi arricchisca.

 

Perché leggere qualcuno che dice che con un mio piccolo contributo ha capito una cosa importante, è ricompensa molto più grande del merito.

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2 risposte a Raccontatelo ai vostri figli

  1. Lisa ha detto:

    Credo che questo tuo racconto sia per tanti tratti vicino al tema di "Angeli e Demoni" (se non l\’hai visto, te lo consiglio…. o leggi il libro, come vuoi). Ognuno crede di essere detentore di un sapere altro di quantità e qualità superiore. E succede anche nel nostro piccolo quando pensimo che non possiamo mischiarci con certa gente…. La realtà è che tutti hanno da insegnare qualcosa ed ognuno di noi ha bisogno di apprendere.Questo per dire che è un buon messaggio da tramettere, e da trasmetterci… soprattutto è un messaggio da vivere!Grazie per la citazione Compagna, è sempre un grande onore! *LiSa*

  2. Agnese ha detto:

    Grazie compagna :*

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