27 gennaio

"È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo"
 
Dire qualcosa su questa giornata sembra quasi un atto forzatamente dovuto.
Devo dire, però, che ho una paura folle che non si dica più niente, o che si dicano bugie (vedi Williamson, inopportunamente sciolto dalla scomunica… atto di misericordia, sicuro, ma almeno intempestivo).
 
Vediamo sempre più spesso crollare le nostre aspettative, sentiamo parole che ci fanno male. Eppure c’è quel minimo barlume (la cipria nello specchietto di montaliana memoria) che ci fa dire "non ancora". E’ la Speranza che ha tenuto in vita Anna Frank, che ha dato ai sopravvissuti la forza di raccontare.
E’ quello che abbiamo visto, sentito raccontare, capito e conquistato negli anni.
 
Vorrei allora che il grido disperato di Primo Levi "Ripetetelo ai vostri figli!" rimanesse in noi e lo accettassimo come una promessa.
Vorrei che
un giorno quando arriverà quel giorno
tutto quello in cui credevi
sarà parte di qualcuno e andrà raccolto
come cantano la Casa del Vento.
 
Per non sentire più bugie, per non far smettere di parlare, per tracciare indelebilmente nel nostro cuore ciò che è stato. Sempre. Oppure, che i nostri nati torcano il viso da noi.
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