Eluana

Eluana finalmente è libera.

Libera di morire.

Basta a un calvario durato 16 anni, basta ad alimentazioni che tengono in vita un corpo dal quale lo spirito se n’è andato già da un pezzo e adesso è un fagotto pesante e polveroso. Basta alla sua vita. Quale vita, poi?

 

Allora. Cominciamo con le premesse. LEGGETELE, perché non voglio commenti che mi diano dell’insensibile/insensata.

  1. Immagino (non so perché non ci sono passata, se non per pochissimo tempo, per fortuna) come si senta una famiglia con una persona in coma da molto tempo. Immagino l’ansia dell’attesa, la speranza di un risveglio che non avviene ma forse domani sì, gli anni passati con una speranza sempre minore poi quella parola: irreversibile. Basta, fine.
  2. Non sono un medico. Non sono capace di dare valutazioni di questo tipo. Probabilmente questo stato non era evitabile. Non era evitabile altra via, non si poteva prevedere, altro non si poteva fare. Coma vegetativo irreversibile probabilmente implica il non sentire, il non capire, il non provare sensazioni e/o sentimenti. Insomma, Eluana non capisce più. Eluana non c’è più.
  3. Capisco anche tutte le manovre legali di Beppino Englaro. Capisco l’invocazione di una legge sul testamento biologico. Capisco che si voglia decidere della propria vita e di quella dei cari che non possono più decidere per loro, ma hanno detto ben chiaro cosa volevano.

 

Fine premesse, inizio riflessione. Anzi, prima AVVERTENZA. Parlerò della Chiesa, del Papa e delle mie idee. E NON accetterò commenti come “sei solo un’ingenua/cretina/fallita” etc. Se volete commentare FATELO, ma nei dovuti modi. Ok?

 

Detto ciò, cominciamo.

“Il Papa deve sempre mettere il naso”. Ma non mi dire! EH BEH! È il PAPA, cosa volete che faccia?! Cosa volete che dica? Ovvio che la Chiesa dice che è stato un omicidio! Eh beh ma per forza! Stiamo parlando di due cose diverse, partiamo da premesse diverse e arriviamo, ovviamente, a conclusioni diverse.

Se io accetto che la vita è dono, non è mia, è logica ammettere che non accompagno alla morte proprio nessuno. Poi, mi potete dire “siamo uno stato laico, la Chiesa stia fuori da ‘ste storie”. Ok. Ma essendo sprovvisto lo stato laico da una legge, la Chiesa non mette il naso proprio da nessuna parte.

La Chiesa guida i suoi fedeli, ci mancherebbe altro! Dice semplicemente quello che un cristiano deve fare.  E mi pare che si sia parlato tanto di libera Chiesa in libero Stato: il Papa NON impone un bel niente ma ha tutto il diritto di dire quello che pensa, lo Stato NON impone un bel niente e ha tutto il diritto di dire come la pensa.

 

Insomma, parliamoci chiaro.

Io parto dalla premessa “la vita è dono”. Non è mia, non decido io cosa farne. Cioè sì, liberissima di fare del mio corpo quello che voglio, di fare le scelte che mi vanno di più, di seguire la strada che più sento mia. Ma dire “sono padrone di vita o di morte” no.

 

So anche che ci sono delle situazioni che possono portarti a una fine orrenda. Tutte morti mostruose, come quella per soffocazione, o condizioni allucinanti di infermità come riuscire a muovere solo una minima parte del corpo. Lo so. E magari io nella stessa situazione invocherei anch’io solo la morte. Non lo so. Non l’ho provato, grazie al cielo.

 

Insomma, io capisco tante scelte. Capisco Welby, capisco Mar Adentro, capisco anche chi dice “no, io resto qui anche se non riesco a muovere manco un dito”.

Capisco chi invoca il diritto a scegliere, capisco chi non ce la fa più.

 

Capisco, ma tante scelte non le condivido. Partiamo da premesse diverse. Secondo me, la nostra vita non è nostra, ma come di un dono decidiamo cosa farne. Bene, male, irrispettosamente, assassinio, eutanasia? Chi può giudicare?

Io non lo so. Ma non vengo qui a fare la verginella. Sono situazioni difficili, terribili, da affrontare bene.

Se saremo giudici di noi stessi sbaglieremo?

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