Sapere aude!

Lisa scrive sul messaggio personale di msn “Giù le mani dalla scuola! EDUCAZIONE E’ VITA”.

 

E qui iniziano tutte le belle favole su noi che diventiamo grandi, sapere è potere, sapere aude! e bla bla bla.

Belle, vere, importanti, ma favole.

 

Favole perché sembra sempre tutto così campato per aria, perché per ognuna di queste parole trovi sempre chi ti dice, appunto, “oh sì è importante bla bla bla”.

 

I ball.

 

Sapere aude non è lingua morta, cari miei. Non ci vuole una laurea in Lettere (tranquillo Silvio, non ti occupo l’università per imparare latino) per capire che vuol dire “osa sapere!”

 

Sapere aude, TU aude, non un improbabile superIo alleggiante nel Nulla. TU. Tu fatto di carne ossa sangue. Tu, che hai un cuore vero che batte. TU Lisa Benzoni, che ti rompi la testa sulle Pepsi Light e sulle caramelle dai prezzi osceni per due miseri denari di paga che serviranno per l’università. TU Agnese Pagani, che puoi studiare con calma e per questo sei sempre in prima fila, a chiedere sempre, a cercare di capire, a osare sapere! TU, Renato Pettoello, che ti sei stancato di fare andare a ramengo tutto e sei a fare lezione, ad ascoltarci e a chiarire i nostri dubbi anche se c’è sciopero. TU Davide Magaton, lo studente controcorrente, che si è alzato contro Leon e gli altri che volevano interrompere le lezioni.

 

Educazione è vita, ma la MIA vita! Sono IO che mi sporco le mani di inchiostro, che sottolineo a matita i libri, che urlo contro una faccia al di là dello schermo della televisione, che saltello per il salotto gridando “Vai Michele cantagliele!” (Santoro di Annozero, ndr).

 

L’università non si tocca perché si chiama così. Uni-vertere, tutto che si congiunge in uno. Ma non un Uno cosmico-plotiniano, un Uno che riempie la bocca di tanti pseudo-filosofi, Uno intoccabile, che è là, fermo statico immobile.

No.

Quell’uno in cui tutto verte è il nostro sogno.

E’ il sogno di chi osa sapere per essere una persona migliore. Di chi osa sapere per aiutare gli altri. Di chi osa sapere per avere in mano qualcosa di più di un pezzo di carta con un timbro, una firma e un numero.

 

Con quel pezzo di carta avrai in mano delle persone, tuo sogno, ancora, fatto carne e sangue.

Hai in mano i tuoi futuri studenti, che ti guarderanno e dovranno trovare in te un motivo in più per osare sapere. Non saranno numeri e nomi di carta, saranno mani da stringere, occhi a cui sorridere, domande a cui rispondere, non vasi da riempire ma fuochi da accendere (e alimentare).

Hai in mano il panettiere da cui andrai a fare la spesa, la portinaia che ti saluterà al mattino, il collega che ti chiederà una mano.

Hai in mano i tuoi cari, i tuoi Amici, la tua famiglia.

Hai in mano cose preziose e irripetibili.

 

E soprattutto… l’istruzione non si compra e non si vende. Non sono quei soldi, caro Silvio, che ti faranno tener stretta la cadrega. Non sono quei tagli, caro Tremonti, che ti assurgeranno a megagenio della finanza. Non è quella condiscendenza muta che ti farò capire di più di scuola, cara Gelmini.

Dostoevskij diceva “la bellezza salverà il mondo”. E quando sono belli quei ragazzi che anche adesso sono nelle strade, nelle piazze, nelle università, ad ascoltare i loro professori e a lottare per non farsi portare via il loro futuro?

 

Finisco con le parole di un uomo stupendo, Giovanni Paolo II, in un suo discorso del 1995: grazie alla bellezza "l’umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino".

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7 risposte a Sapere aude!

  1. Lisa ha detto:

    Beh, visto he sono stata citata non posso che commentare…
    Lo sostengo da sempre, e lo sosterrò per il resto dei miei giorni: dare una valutazione vuol dire far capire male la finalità della scuola. C\’è chi ci va per sentirsi bravo, per andare bene, per portare a casa il suo 8 (o 28, fate voi) a fine anno… ma questo non c\’entra un cavolo con l\’istruzione. "Instruere" dal latino vuol dire "equipaggiare, dare strumenti". Come faremmo allora senza di essa? La nostra realtà è complessa, estremamente complessa. Richiede una grandissima capacità di analisi, richiede passione per essere compresa almeno in parte. Senza la scuola ci mancherà tutto questo, saremo amebe, facili prede di miti televisivi e bufale mediatiche. Quando in una democrazia si comincia a toccare la scuola (toccarla come stanno facendo loro, svederla alle industrie, buttare un\’insegnante da sola impreparata a cercare di crescere dei bambini con sempre più problemi..) vuol dir che si sta intaccando la prima delle libertà: quella di conoscere, di capire, di cercare. E\’ una delle prime necessità dell\’uomo. E se non c\’è ricerca non c\’è scoperta, non c\’è opinione, non c\’è democrazia. Tempi duri ci attendono, ragazzi. Dobbiamo lottare, come mai abbiamo lottato prima d\’ora! Grande Agne, sempre attenta, sempre in prima linea! Sei una grande…
    Sapere aude! *LiSa*

  2. Davide ha detto:

    Ancora sorrido. Una comicità disarmante.Tesoro mio, ma che dici?Sono totalmente incredula nel leggere ciò che, a mio giudizio, è solo un coro di sconclusionate accozzaglie pseudo-politiche. O forse, nemmeno questo. Rido, mentre parli della manifestazione come di una scampagnata tra amiche, nella quale sei stata catapultata per caso, per tua stessa ammissione. Ipnotizzata dall’incipiente calvizie del tuo idolo, ti sei intrufolata nel corteo, ridanciana e spensierata come un pulcino che segue mamma anatra. Tenerissima. Ma non è un gioco, gioia. Ci vuole un senso per quello che fai, non basta camminare nella stessa direzione per seguire lo stesso ideale. Critichi, sputi frasette velenose e giudichi ( con arroganza?) gli slogan più appropriati secondo un criterio che non ha alcuna logica. Ne ha? Allora forse non dovremmo sentirlo da chi intona “Bella Ciao” per il ritmo, perché lo fanno tutti, perché è bella…come fosse l’ultimo stornello che passa per radio.
    Ciò che più mi diverte, è pensarti tutta concentrata mentre dai ad ognuno una spiegazione valida per il tuo comportamento scostante: il giorno prima sei in piazza e tieni gli striscioni in prima linea, quello dopo in classe a stenografare e ad annuire (tutto va a ramengo!) senza nemmeno ascoltare il professore…manifesterai quando ci sarà un’ora buca…oppure no, tu hai già dato, lascia che ora facciano gli altri…Chi ti ascolta sorride tra sé, intenerito dalla tua confusione.
    Urla allo schermo, tieni lo striscione con un prof e studia gli appunti dell’altro senza vergognarti e convinta di non aver tradito nessuno dei due, sporcati le mani, conservaci panettieri e portinaie.
    Cara, osa: osa sognare. Sarà l’unica cosa che ti resterà tra poco. Ciò che resterà dell’università sarà solo un sogno. Mi auguro che, prima che ciò accada, tu abbia trovato un po’ di tempo per crescere.

  3. Agnese ha detto:

    Ma perchè la gente non mi dice mai chi è, PERCHEEEEEEE??!?
     
    Ok, sono calma.
     
    Carissima.
    Lascia che ti spieghi due facili cosine.
     
    La prima: scostante lo dici a qualcun altro. O magari incoerente. O forse disonesta? Non so, scegli tu.
    Mi stai trattando come la prima arrivata che fa le cose "perchè fa figo". Cosa che non ho MAI fatto nè mai farò.
    Due righe dopo come un\’arrogante (se lo è chi tenta di esprimere le proprie idee in modo che altri possano confrontarsi con esse, sì lo sono. E ne vado anche fiera).
    Qualche riga dopo mi tratti come una bambina che prende appunti "perchè gliel\’ha detto la mamma". Che va in manifestazione a cantare Bella ciao (magari con il pugnetto sinistro in aria, tò che cosa divertente!) perchè è "carina".
    Due righe dopo (con un sorrisetto compiaciuto) la sferzata finale: vuoi al botte piena e la moglie ubriaca. Tiè.
     
    Mi fa piacere che tu ti sia improvvisata lettrice dell\’anima per aiutarmi. Mi riempie di fiducia verso il futuro quel tuo sguardo comprensivo da chioccia che guarda dolcemente il suo pulcino che muove i primi traballanti passi nella direzione sbagliata. Mi riempie d\’orgoglio avere vicino una grande così che dolcemente mi riporta verso la strada giusta.
     
    Ma cara la mia mamma chioccia, ti conosco? E tu, mi conosci? Mi hai mai visto, sai chi sei? Sai la mia storia, le mie idee? Conosci i miei prof?
    Sai, uno di loro era di fianco a me, in manifestazione. Un altro era con me e pochi altri a fare lezione. Ma sì che lo sai, l\’hai letto. E non hai fatto altro che saltarmi addosso abbaiando furiosa accuse di incoerenza.
     
    La seconda: sono sconvolta dal fatto che tu sei stata capace di fare tutto senza sbagliare, senza provare, senza andare a tentoni, all\’inizio. Accidenti, sei nata col pungo chiuso, sei andata a scuola con la maglietta rossa e poi, da vera paladina del Che, tra lotta di classe e Bella ciao (tu sì che la canti con un perchè in testa!!), sei andata (non certo per caso!!) a manifestare contro leggi ingiuste. Ma brava.
     
    Ma non ti accorgi di quello che dici?
    Non ti accorgi di fare quello di cui mi accusi?
     
    Mi giudichi, senza conoscermi.
    Dispensi verità rivelate, senza accorgertene.
    Mi dici cosa sarà di me: ma chi sei per conoscere quello che deve ancora venire?
     
    Mi spiace per te, che sei così forte e infallibile da non riuscire nemmeno, nella tua sicura accusa, a fermarti un attimo per dirmi chi sei. Per me sarò tutto un sogno, per te sarà una realtà, dura, cattiva, con cui fare i conti. Non so di noi primiero chi s\’abbia a consolar (scusa l\’arrogante citazione).
     
    Buona fortuna. Ci vediamo al prossimo corteo. Prepara spartiti, bandiere e striscioni, io porto la Critica alla Ragion Pura e il quaderno di appunti.
     
    A bien revoir.

  4. Lisa ha detto:

    Gentile "Blogger Salernitana",
    sono Lisa, sono giovane, ho solo (?) 20 anni. E dal basso della mia non-esperienza e con tutta l\’umiltà che posseggo, ti voglio dire che «mi dispiace». Mi dispiace dover dire che, nel nostro mondo, quella più sensata sembri tu; mi dispiace doverti dire che all\’apparenza funziona proprio così. Che i ragazzi scendono in piazza così, tanto per saltare una lezione, tanto perché rosso è di moda, tanto perché è bello andare contro i professori.
    Ma sorrido perché ogni tanto anche voi adulti (se così sei, non lo so, ipotizzo), prendete un granchio. Stai leggendo due ragazze (e ce ne sono moltissimo altri, più di quanto voi potete immaginare) che sanno quello che fanno che, come dicevo nel mio precedente commento, apprendono dalla scuola, crescono e lo usano come strumento per decodificare la realtà.
    E la realtà ci racconta che i grandi, i potenti riescono a fare quello che vogliono, spesso quasi sempre, ma lo fanno molto più facilmente se la gente sta zitta, se la gente non si oppone. Cosa cambia, dirai; in ogni caso fanno quello che vogliono. CAMBIA.
    Idro Montanelli disse che è già un buon risultato che la mattina, davanti allo specchio, non arrossiamo guardandoci; dobbiamo essere fieri di noi stessi, di portare avanti le nostre idee. Di lottare. E questa volta ci stanno portando via qualcosa che, mi dispiace tu l\’abbia vissuto in maniera diversa o pensi che noi lo viviamo così, ma  in realtà lo studio per noi è vitale.
    Non sono qui per convincerti, anzi, sono certa che le mie parole hanno rafforzato le tue certezze. E sia. Ti chiedo solo di rispettare la nostra scelta di vita: quella di non essere trascinate dal vento come piume, convinte della loro incapacità di determinare qualsiasi cambiamento sulla terra. Noi vogliamo provarci, anche a costo di farci male… infondo è questo che fa la differenza tra chi vive e chi solamente esiste.
    Spero che anche tu torni a tuffarti nella vita, anche se ti sembrerà inutile…
    Con rispetto e gioia.
    *LiSa*

  5. Agnese ha detto:

    Lisa sei… meravigliosa 🙂
    Come sono fiera di essere tua amica!

  6. Davide ha detto:

    Dolce Lisa, deliziata ho letto la tua risposta. Felice, di poter sbirciare tra le ideee limpide e chiare di una ragazza che sa quello che vuole e non si preoccupa della fatica che incontrerà nel tentativo di ottenerlo. Tuttavia noto che mi hai fraintesa: io non critico la scelta di protestare in manifestazione. Non mi sognerei mai di deridere o offendere coloro che si battono per un ideale. Comprendo e stimo chi lo fa con costanza e passione. E forse, un po\’ persino lo invidio. Credo, inoltre, che la manifestazione simboleggi a pieno la realizzazione delle idee di chi vi partecipa. Le urla potranno, certo, dar fastidio a qualcuno, ma risultano un efficace veicolo di pensiero in situazioni di emergenza. E credo che quella in cui ci troviamo ora, lo sia decisamente.
    Preciso inoltre che l\’età non ti fa meno esperta ai miei occhi. E neanche meno scaltra, visto i toni pacati che hai scelto per rispondere al mio commento, forse interpretato come più acido di quanto non volesse essere in realtà.
     
    Ad Agnese rispondo di malavoglia. Non per pregiudizio, ma perchè nel suo commento individuo le tracce di una scarsa attenzione alle mie parole. E un\’ironia nei toni che trovo molto meno umoristica degli interventi in cui si prende sul serio.
     
    Nemmeno credo di averti punta sul vivo, dato che le tue risposte, virano immancabilmente verso un fraintendimento. Tuttavia, non nego ciò che prima ho affermato: si legge chiaramente che hai partecipato alla manifestazione senza prima essere stata preparata, ci sei andata a caso perchè capitavi lì e che ti sei buttata a capofitto nei cori pur sapendo che non erano attinenti al tema della manifestazione. Il che, non è scandaloso in sè…chiunque lo ha fatto almeno una volta nella vita. E\’ però ridicolo che subito dopo si leggano critiche agli striscioni o al comportamento degli altri manifestanti. Come se tu, sola, sapessi cosa è giusto fare e come farlo.
    Delle tue idee e dei tuoi prof non so nulla, e nemmeno mi interessa. Io commento uno scritto, non un\’intera esistenza.
    Tenevo però a segnalarti che confondi i lettori, e persino, immagino, i tuoi ascoltatori, quando scegli di partecipare a una manifestazione con bruciante convinzione mentre diserti un\’altra con altrettante sagaci motivazioni. Oggi sei in piazza, domani sei chiusa in classe e guardi torva lo studente che ha cercato di bloccare la lezione. L\’ideale di ieri è il "mentre tutto andava a ramengo" di oggi. Non ti capisco.
    Tuttavia, mi rendo conto che hai preso la critica troppo sul personale, perdendo di vista il suo vero obbiettivo. Scherniscimi, offendimi, etichettami come sinistrorsa da centro sociale.
    Ma almeno abbi l\’eleganza di non dire che ti dispiace per me: non apprezzo la compassione e nemmeno la malcelata ipocrisia.

  7. Agnese ha detto:

    Oh poveri noi.
     
    Vediamo.
     
    Ti ringrazio per come hai risposto a Lisa. Se lo merita (non la conosci, ma hai intuito che è una persona eccezionale) e hai capito perfettamente quello che voleva dire.
    Quella che non hai capito sono io. Ma non ti dò la colpa: non sono capace di scrivere come Lisa. Sono molto più irruente e irrispettosa.
     
    Tuttavia, voglio risponderti ancora. Non per dimostrarti che sono al più brava, ma perchè ho letto con MOLTA attenzione, anzi, le tue parole e voglio appianare i fraintendimenti, che sono:
     
    1. Non sono andata a CASO, alla manifestazione: il nostro prof, il giorno prima, ci ha detto "io non farò lezione. Se volete venire, vediamo. Io vengo a prendere chi c\’è, ma certo non facciamo lezione canonica qui perchè sciopero". Allora io e la mia compagna ci siamo dette "Bene, vediamo se c\’è, poi vediamo cosa fare, se lui ha idee diverse dalla manifestazione o cosa". Poi il prof non c\’era e le porte erano chiuse: bene, allora si va in manifestazione, come avevamo deciso.
     
    2. io non giudico, critico: c\’è libertà di parola qui (dal mio piccolo inutile blog alla grande Italia). E io penso che chi venga in manifestazione pronto solo a lanciare uova sia proprio un cretino (quando agli slogan, non ho detto niente). Riguardo alle critiche all\’operato degli altri, io credo che il blocco della didattica sia una sciocchezza: sembra che non vogliamo fare niente e comunque, già ci chiudono le università, io quando mi laureo se interrompi anche le lezioni?
     
    3. Non ti conosco: magari eri tra quelli del collettivo. Magari sei amica dei miei prof. Magari sei una prof. Magari sei tra i manganellati di piazza Cadorna: non mi importa. Quello che ho letto nel tuo intervento era un attacco alle mie idee e mi sono difesa. Tutto qui.
    E ti dirò: mi piacerebbe conoscerti, per poterci controntare serenamente. Non sono mai stata chiusa al dialogo (non per niente ho voltato PD =P), credimi.
     
    Ma non ti voglio obbligare a rispondere o a parlarmi ancora: lo deciderai tu.
    Mi dispiace, poi, era rivolto a te senza ironia nè compassione: chi sono io (appunto) per dire chi è nel giusto? Io propongo, dò il mio parere. Ma senza pretendere che sia verità.
     
    Lisa mi ha capito. Perchè tu no?
     

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