iNterRaiL iN fRaNCia (4-13 aGoSto 2008)

Ho tentato di ricopiare il diario di bordo, in tutta sincerità. Poi mi sono accorta che forse era meglio lasciarle lì, quelle parole, racchiuse in un diario di carta, e non lasciare che il mondo dei pixel si prendesse emozioni così vive. L’ho lasciato invecchiare, quel viaggio, e le emozioni sono più fredde, ma non meno forti. Voglio raccontarvelo così, il nostro interRail in Francia, prendendo da due canzoni che ci hanno accompagnato.

 

La prima è “Il viaggiatore”, dei Mercanti di Liquore.


il viaggio è la gioia del tempo
pericolo è stare rinchiusi

 

Questo pericolo non l’abbiamo mai corso. C’erano troppe cose da vedere, troppi incontri da fare per poter stare fermi più di tre giorni in uno stesso posto. E appena la tappa si materializzava sotto i nostri occhi la mente correva a quella dopo. Fino a che i piedi hanno retto, fino a che gli spallacci di uno zaino che se non ha la mia età è più vecchio non mi hanno disfatto le spalle, di corsa, di corsa, con gli occhi bene aperti e un cuore che batteva forte.

Se impari la strada a memoria

di certo non trovi granché
se invece smarrisci la rotta
il mondo è lì tutto per te

 

Non so dire con precisione quante volte ci siamo perse, quante volte ho detto alla Lottie “Er… ti arrabbi se ti dico che stiamo andando nella direzione opposta?”, ma così facendo abbiamo trovato decisamente più cose di quante ne avessimo programmate di vedere.


Paese significa storia e storia significa lingua
impara la tua direzione
da gente che non ti somiglia

Storia e storie, tutto ci è stato raccontato, svelato senza riserve da persone che ci avevano descritto come burbere, schive.

Tutto il contrario: ogni francese è stato ben contento di farci portar via un pezzo della loro città, il più bello.

 

La seconda canzone è “La strada”, dei MCR.

 

Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata

 

Poeti erano gli artisti di strada, pazze noi per spendere 4,40 euro per un caffè a le Deux Magots. La faccia è quella di Mme Marie, la signora del b&b che ci ha accolte senza prenotazione e ci ha coccolate più del dovuto. Un nome è Simone, la terribile de Beauvoir che ho dovuto sopportare per 10 giorni fino a che, giunta al limite della sopportazione, sono arrivata anche a leggere le sue Memoires (scherzo Lottie)! Una lacrima non c’è stata, nemmeno in quei momenti in cui tutto congiurava contro di noi (tempo, biglietti e treno del ritorno): la mia meravigliosa compagna di avventure è riuscita a farmi da puntello in ogni difficoltà, proprio come ho fatto io. Qualche risata… beh facciamo pure tante, quelle mie e della Lottie tornate la sera in auberge. Abbiamo riso per ogni cretinata, per tutte le battute, per le mie vignette. E anche per il tututuru (musichetta delle ferrovie francesi) delle SNCF, và.

 

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada

 

E’ il saluto che mi ha dato la Lara qualche giorno prima di partire, su msn. È il saluto che davo a ogni persona che ci ha aiutato, nel mio cuore, per ringraziarlo del pezzo di strada fatto insieme.

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido far del casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Nella canzone ha tutt’altro significato, a me piace intenderlo così: non rimpiango il viaggio, non mi è dispiaciuto tornare a casa (se non altro avrei smetto di mangiare beurre in tutte le salse). Tutte le belle cose che abbiamo vissuto, tutte le persone che abbiamo incontrato, tutte le volte che ci siamo voltate a sorriderci contemporaneamente si sono messi comodi in un angolo del mio cuore, ci stanno benissimo e posso rivederle ogni volta che voglio.

Che le stelle vi guidino sempre, Mme Roncier, che ci hai portato a un altro b&b, artista di strada bistrattato per errore a Parigi, ragazzo americano che ci hai offerto quello che avevi dietro da mangiare, vecchiette che ci avete adottato su ogni treno, baldi giovanotti che ci avete sistemato lo zaino nel portabagagli, donnina stupendamente paziente della Gare de Lyon, ometto effiscientissimo dell’albergo di Rouen, cameriere della brasserie Paul, coppietta che abbiamo ritrovato ovunque, meravigliosa signora dell’hotel St Etienne, Jean Marc, guida all’abazia di Mont St Michel, Mme del ristorante di Dol.

Che la strada ti porti lontano, con me o con altri compagni, mia piccola Lottie, sorellina formidabile. Se non ci fossi stata tu, sarebbe stato bello la metà. Tu il ricordo più bello. Grazie di tutto.

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