iL Mio veNteSiMo aNNo

Anno iniziato tra le braccia di  cinque stupende persone, sulle note di una canzone irlandese, inaugurato dall’Agorà dei giovani, l’anno delle amicizie riscoperte, dell’abbraccio di una persona speciale quella sera ad Ancona.

 

Anno della scelta fondamentale, quella dell’università: dopo tante paturnie ho deciso di non pensarci più, e mi sono lanciata nell’avventura guardata con preoccupazione da più d’uno, filosofia.

Amore per la sapienza, amore di conoscere, amore nuovo di un mondo che mi si è aperto nelle sue pagine migliori: lo sguardo azzurro di un uomo che per primo mi ha fatto capire che ero al mio posto, le risate tra i compagni con cui ho legato subito, il sorriso di una persona che mi ha fatto capire cosa vuol dire insegnare, dei numeri sul libretto che non schedano, non determinano, non giudicano ma promuovono con una stretta di mano e una frase beneaugurante e premiano gli sforzi.

 

Anno delle scelte mie, vere, autonome:  l’anno di Travaglio, di Grillo, di Corrias, Gomez, Colombo and so on.

L’anno di chetempochefa, l’anno in cui mi sono accorta che difendere a spada tratta Marco (a prescindere) non era una bella idea.

L’anno che mi ha regalato un voto importante, l’anno che ha visto risalire Berlusconi e che mi ha fatto credere che forse forse Montale tutti i torti non li aveva. L’anno di “beh-adesso-mollo-tutto-‘zziloro-marciscano-nel-loro-brodo”, l’anno che mi ha fatto dire “non adesso”. L’anno che mi ha fatto capire che politica non era una cosa lontana che non c’entrava con me. L’anno del voto al PD, dei dubbi, della confusione.

L’anno che mi ha messo di fronte alla delusione ma che mi ha regalato una visione diversa, più seria, più mia.

 

Anno degli acquisti: anno dei miei libri, dei miei giornali, del mio abbonamento all’Unità, delle mie conferenze, dei miei musei, dei miei regali.

 

Anno della mia prima vera vacanza, decisa da me e dalla mia fantastica “sorellona” e organizzata in maniera autonoma. Il primo viaggio zaino in spalla, biglietto del treno e sguardo al cielo.

 

Anno di crescita, anno di sfide, rifiutate finché ho potuto, perse in gran numero e vinte per poco.

L’anno di don Dan, di don Luigi, di suor Andreina che vanno via.

L’anno da responsabile animatori, l’anno di “andiamo avanti”, l’anno in cui ho inciampato tanto e quasi sempre apposta.

L’anno in cui ho trovato chi mi ha messo davanti a scelte che mi rifiutavo di prendere, l’anno di un sorriso di cui avevo veramente bisogno.

L’anno del Sacro Monte, della cresima da madrina, del nuovo recital.

L’anno in cui ho trovato sempre chi mi ha fatto ridere, l’anno della mia socia Ste (sempre in cerca di una socia –io- per non sparare cretinate da sola) e delle altre pazze, l’anno di Gianni e della Noe, del Paolo e della Simo, di Fra e tutta l’equipe, della mia tops, di Gio, della Bea, di Efrem e della mia pazza equipe (e, ovviamente, di “vieni giù dal trespolo”).

 

L’anno del ritorno al Volta, di Sormi, della Nico, della Bea e del brofezzò. L’anno in cui ho fatto da fata madrina ai miei maturandi, l’anno di “Ma non la riconosci?! E’ quella che fa filosofia!!!”

 

L’anno della mia piccola Utti, che mi ha sopportato a distanza di qualche km, tra i Luf, i Mercanti, i MCR, Travaglio (ancora!) e logica. L’anno di chi mi calmava, mi faceva sorridere e mi dava un ruzzo quando ci voleva.

 

L’anno di una persona che ha fatto dell’onestà il mio criterio di scelta (rispettato quasi sempre e mancato in buona fede), di un uomo che mi ha insegnato cos’è il coraggio, di un giornalista andato a trovare quando ormai aveva terminato il suo cammino terreno. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, ma questa volta il vento soffia davvero forte. Grazie di tutto, Enzo. Con te ricordo un altro amico che ci ha lasciato prima del tempo, il caro Paolo Giuntella.

 

L’anno di Marco Paolini, che mi ha fatto capire cosa voglio dai miei 20 anni: voglio dubbi più chiari. Grazie a chi mi ha raccontato storie che ho ripetuto ai miei amici. Balòn fermate.

 

L’anno dei grazie che devo a tutti quelli che mi hanno accompagnato, deluso, contraddetto, sgridato, aiutato, voluto bene.

L’anno di una famiglia stupenda e di una bella notizia tenuta ancora in segreto, l’anno dei miei Amici e dei miei Compagni.

 

Adesso via verso il traguardo della vecchia maggiore età, cosciente che nessun anno mi cambierà mai così tanto.

 

Beviamoci un caffè dolce compare,

il nostro è un viaggio semplice e leggero,

sarà altrettanto facile inciampare,

succede a chi cammina e guarda il cielo.

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2 risposte a iL Mio veNteSiMo aNNo

  1. silvia ha detto:

    ma ma io mi sciolgo…ma mi sa che ho dimenticato una qualche data :/
    tornata :*****

  2. silvia ha detto:

    aggiungerei che è l\’anno dei sorrisi:) perchè quando si inizia non si smette più

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